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Modelli di cura integrati: presenza e remoto diventano un unico percorso clinico

Nel dibattito sulla sanità digitale, la cura “in presenza” e la cura “da remoto” vengono ancora spesso descritte come due modalità alternative.
In realtà, la vera sfida non è scegliere tra una o l’altra, ma integrarle all’interno di un unico percorso clinico, coerente e continuo, soprattutto nella gestione delle patologie croniche.

Un modello di cura integrato non significa “fare telemedicina ogni tanto”.
Significa progettare un percorso unitario in cui ogni modalità ha un ruolo preciso: alcune fasi richiedono necessariamente la presenza del paziente — come le valutazioni iniziali complesse, gli snodi decisionali o determinati esami — mentre altre possono essere gestite a distanza senza alcuna perdita di qualità clinica, come il monitoraggio, il follow-up, gli aggiustamenti terapeutici o il counselling strutturato.

La qualità di questo modello dipende dalla continuità.
Il lavoro svolto da remoto deve poggiare sugli stessi riferimenti clinici, sugli stessi criteri documentali e sulla stessa storia sanitaria che guidano la visita in presenza. In caso contrario, il rischio è quello di creare percorsi paralleli che non dialogano tra loro.

Il punto più delicato, infatti, è la transizione tra i diversi setting assistenziali.

Quando i dati raccolti a distanza restano separati dalla cartella clinica, il modello integrato perde efficacia e produce frammentazione, abbiamo infatti più strumenti, più canali e meno chiarezza.
Quando invece i flussi informativi sono pienamente integrati, il remoto rafforza la presa in carico: consente letture longitudinali, intercetta precocemente le criticità, sostiene l’aderenza terapeutica e riduce gli accessi non necessari, senza spezzare il percorso di cura.

Per funzionare davvero, un modello di cura integrato richiede alcune condizioni operative fondamentali.
In primo luogo, l’integrazione con la cartella clinica elettronica e con i processi clinici correlati. In secondo luogo, la tracciabilità delle attività cliniche svolte a distanza, affinché ogni intervento sia documentato e verificabile. Infine, la definizione chiara di ruoli, responsabilità e soglie decisionali: chi osserva quali dati, quando intervenire, con quali criteri.

Quando queste condizioni sono presenti, presenza e remoto smettono di essere modalità contrapposte e diventano semplicemente due espressioni dello stesso lavoro clinico.